La scrittura come dimensione di libertà

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Per come la vedo, la contemporaneità in cui viviamo è appiattita su posizioni polarizzanti, ideologizzate.

Sarei ipocrita e ingenuo se pensassi che ogni atto umano non generi o sia generato da idee, credenze, riflessioni di qualsiasi tipo. Ognuno di questi elementi costituisce un tassello di un mosaico, la complessità di cui ogni essere umano è foriero.

In quanto umani, siamo il risultato di elaborazioni di valori, di incontri, relazioni e scontri con altre persone. Siamo frutto di studi, approfondimenti, esplorazione del mondo, esperienze, casualità, e molto altro.

In poche parole: l’essere umano è complessità allo stato puro.

A cosa serve questa introduzione quando si parla di scrittura (e lettura)?

La scrittura è stata, per millenni, il mezzo con cui le società si sono trasmesse il sapere, raccontato storie, combattuto la noia, stimolato la creatività, titillato l’immaginazione, scambiato opinioni e generato dibattiti nell’opinione pubblica.

Azioni, cause e conseguenze sono i risultati “fisiologici” della comunicazione tra individui.

Eppure, se dal disaccordo o dalla disapprovazione circa un determinato autore o uno scritto – perché magari l’opera o l’autore risultano controversi per alcuni di noi – discende la necessità di richiedere una qualsiasi censura o avviare una campagna denigratoria con annesso stigma sociale sulla base di una visione polarizzata e totalizzante della società, forse non siamo sulla strada giusta, né come lettori né come società.

Questo è un problema che si intravede soprattutto quando un autore viene talmente idolatrato e viene fatto assurgere a ricettacolo di verità assolute tanto che, quando quest’ultimo si discosta dall’idea che i lettori se ne erano fatti, sembra come se si macchiasse di alto tradimento, perdendo il diritto di scrivere.

La peggiore maledizione di una celebrità è quella di essere oggetto di un culto ai limiti del fanatico, e poi cadere in basso nell’opinione dei propri sostenitori, se si discosta dall’idea illusoria che gli adepti di questo culto si erano fatti di lei: dagli allori alla damnatio memoriae il passo è molto breve.

Questi comportamenti stridono con l’idea dell’accettazione della complessità che alberga in ognuno di noi, con differenze minime o più sostanziali. In più, non credo che dividere il mondo in bianco e nero, giusto e sbagliato, buoni e cattivi, sia il metodo più adeguato a leggere la realtà multiforme.

Un autore non è una estensione della personalità di qualcun altro, solo perché le sue parole risuonano con quanto i lettori sentono e vivono nel momento in cui leggono i suoi scritti. Nei suoi scritti spesso un autore può anche rappresentare un punto di vista diverso rispetto a quello che gli è proprio, per sfidare se stesso, la sua morale e quella della società che lo legge, può volere sperimentare, esplorando abissi o altezze che non ha davvero vissuto o in cui non ha creduto. 

La responsabilità dell’autore risiede nel restituire una storia coerente e stuzzicante ai lettori, ma a questi ultimi si dovrebbe domandare la maturità di riuscire a distinguere tra autore e storia, senza operare una netta sovrapposizione tra i due.

Qualche esempio personale

Mi piace molto J.R.R. Tolkien, ma sono consapevole delle differenze di idee e convinzioni che separano il creatore della Terra di Mezzo da me.

Senza scomodare autori non più in vita, mi piacciono molto i fumetti di Zerocalcare, sono un suo lettore, acquisto le sue opere, ma…

… ma non condivido buona parte delle sue idee. Per quanto socialmente impegnato, non credo di essere così tanto (partiticamente) “schierato” come lui; ho un atteggiamento critico nei confronti delle forze dell’ordine che si macchiano di violenze, ma non sfocio nella demonizzazione che il fumettista di Rebibbia fa nei confronti di “tutte le guardie”; e a queste seguono altre differenze di pensiero su economia, società, politica, diritti.

Nonostante le disparità, continuo a leggerlo con piacere, mi piace sapere quali sono le opinioni di qualcuno che non la pensa come me, mi piace aggiungere una visione del mondo che mi manca, provando a capire quali sono le sue ragioni, i suoi contenuti.

Dopo avere dialogato, letto, assorbito le opinioni differenti dalle mie, ecco che nuovi elementi si aggiungono alle idee che avevo in precedenza.

Sarà dalla sintesi tra le diverse considerazioni che l’osservazione del mondo circostante sarà più completa, restituendo uno scenario più vicino alla verità di quanto non si percepisse prima. 

Poi, spetterà allo spirito critico, alla maturità personale, all’apertura mentale di ognuno, essere in grado di tenere in considerazione ciò che di buono è contenuto nelle diverse idee, e modificare, espungere, aggiungere le idee che si ritengono migliori per dare coerenza alla visione del mondo in funzione delle nuove informazioni e sollecitazioni acquisite.

Di certo, non sto iniziando a fare una campagna né di boicottaggio né di demonizzazione delle opere di Zerocalcare solo perché potremmo definire alcuni suoi scritti “irrispettosi nei confronti della parte buona delle forze dell’ordine”, o perché in veste personale parteggia per i centri sociali tra cui, alcuni, danno spesso avvio a occupazioni illegali e scontri voluti con le forze dell’ordine ritenute “fasciste”.

E quindi?

Se non esistesse la possibilità di dialogo, senza preconcetti, senza demonizzazione di visioni anche diametralmente opposte alle nostre, e se dovessimo tacciare di fanatismo, disumanità e nefandezze varie ogni opera che non rispecchia fedelmente il nostro pensiero, allora la scrittura smetterebbe di essere un esercizio e uno spazio di libertà.

Nella dimensione della libertà garantita dalla scrittura è possibile fare fiorire il dialogo tra posizioni diverse, la lettura di testi che ci sconvolgono per idee che non ci appartengono ma di cui possiamo vedere i diversi aspetti, la possibilità di confrontare diverse fonti tra loro. Nella lettura e nella scrittura si genera un dialogo tra noi e la nostra intimità, con le generazioni passate, presenti e future, e dovremmo provare a difendere la libertà di argomentare e controbattere, presentare e decidere cosa trattenere e cosa no, spogliandoci, per quanto possibile, delle sovrastrutture ideologiche in cui spesso siamo ingabbiati, ed essere aperti ad apporti differenti, ovviamente sempre nei limiti del rispetto dei diritti umani fondamentali.

La scrittura è spazio di dialogo, libertà e responsabilità di fotografare e manifestare con sincerità ciò che discende dai pensieri degli autori. Essere d’accordo, in disaccordo, sostenere o criticare aspramente sono azioni essenziali per l’esercizio di questa libertà e per ravvivare la centralità di lettura e scrittura, ma comprimere, incasellare e liquidare ogni opera o pensiero di un autore utilizzando una visione ciecamente polarizzata, è l’approccio che mortifica il valore della letteratura.

Una persona che non riesce a fare i conti con pensieri o scritti di un autore che non la pensa come lei, non è una persona davvero impegnata, se la sua critica discende solo da una maniera totale di identificarsi in una ideologia: è una persona spaventata di mettersi in discussione e perdere la bussola di una identità infragilita.